RELAZIONE DELLE ATTIVITÀ CENTENARIO CAI PORDENONE
assemblea dei Soci 2026
Un anno di iniziative che apre nuove prospettive per il futuro della Sezione
Il 2025 ha rappresentato per la Sezione CAI di Pordenone un anno straordinario: il Centenario dalla fondazione, celebrato con un programma culturale diffuso, articolato e riconosciuto da istituzioni, scuole, associazioni e cittadini. Le attività realizzate hanno rappresentato molto più di una semplice sequenza di eventi: hanno costruito relazioni, generato nuove competenze, ampliato la visibilità della Sezione e posto le basi per un ruolo attivo del CAI Pordenone nel percorso verso Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027.
Hanno voluto essere un investimento sul futuro, capace di rafforzare la presenza del CAI nella vita culturale della città e di costruire relazioni che oggi costituiscono un patrimonio prezioso.
Nonostante un contesto interno non sempre immediato o pienamente allineato, il lavoro complessivo ha saputo esprimere una forte capacità progettuale e una visione condivisa, che ha permesso di portare a termine iniziative complesse e di qualità, spesso riconosciute e valorizzate soprattutto dall’esterno.
1. Il Sentiero CAI in città: un’eredità permanente e un laboratorio per il futuro
Il Sentiero CAI in città rappresenta un progetto innovativo, destinato a crescere negli anni e a durare nel tempo, con potenzialità didattiche, turistiche e culturali e la sua natura permanente lo rende una piattaforma ideale per nuove attività: camminate tematiche, laboratori per studenti, percorsi di cittadinanza attiva, eventi culturali diffusi.
Il percorso urbano di circa 11 km, segnalato con i colori bianco-rossi del CAI, che collega vie, parchi e luoghi simbolici di Pordenone creando un legame reale e simbolico tra città e montagna, è una delle iniziative che più chiaramente proietta il Centenario nel futuro.
2. Mostre e percorsi espositivi: un modello replicabile
Le quattro mostre principali e i progetti espositivi con le scuole hanno dimostrato che il CAI Pordenone può essere promotore di cultura visiva, scientifica e ambientale. Le collaborazioni con musei, biblioteche, Fondazione Dolomiti UNESCO e scuole hanno generato nuovi pubblici, riconoscimento istituzionale, competenze progettuali spendibili in futuro e rappresentano un format replicabile negli appuntamenti del 2026 e 2027.
3. Collaborazioni con le scuole: un modello educativo che cresce
Il Centenario ha consolidato un rapporto strutturato con il mondo scolastico, oggi uno dei pilastri più promettenti per il futuro della Sezione.
3.1 Mostre e progetti creativi con il Liceo Artistico “Galvani”
“Quale neve domani?” – fotografie storiche e scenari futuri
Allestita nella Sala Carlesso della Sede CAI da marzo a luglio del 2025, l’esposizione ha rappresentato un percorso che ha unito fotografie storiche, intelligenza artificiale e riflessione sui cambiamenti climatici. Gli studenti della 5D hanno creato scenari visivi potenti – ispirati al documento CAMBIAMENTI CLIMATICI, NEVE, INDUSTRIA DELLO SCI Analisi del contesto, prospettive e proposte (della TAM Centrale) – capaci di parlare a tutti, ma ai giovani in particolare, con un linguaggio contemporaneo.
“Tra Roccia e Cielo” – Progettare un bivacco alpino per il Centenario
Il progetto ha avuto come obiettivo la progettazione di un nuovo bivacco alpino, immaginato come possibile sostituzione del Bivacco Granzotto-Marchi nelle Dolomiti Friulane. La Sezione CAI ha svolto il ruolo di committente culturale, offrendo agli studenti un compito reale, con vincoli concreti e riferimenti territoriali autentici. Il risultato è stato presentato in una mostra dedicata presso il Palazzo del Fumetto, con un allestimento che ha valorizzato la qualità progettuale raggiunta dagli studenti. Questo progetto ha mostrato come il CAI possa diventare un ponte tra scuola, territorio e cultura della montagna, offrendo ai giovani un’esperienza formativa concreta, interdisciplinare e orientata al futuro.
“1HUNDRED – design per la montagna”
Il progetto ha confermato la capacità del CAI Pordenone di dialogare con le scuole attraverso linguaggi innovativi, offrendo ai giovani un’esperienza formativa concreta. Gli studenti hanno lavorato su materiali naturali e sostenibili, trasformando il design in uno strumento di riflessione sulla responsabilità ambientale e sul rapporto tra giovani e territorio. Il risultato è stato una serie di manufatti che uniscono tradizione alpina e linguaggi contemporanei, accompagnati da riflessioni teoriche che ne motivano scelte formali e materiche. La mostra, allestita alla Biblioteca Civica di Pordenone a febbraio–marzo 2026, ha ricevuto un riscontro molto positivo e una giuria qualificata ha selezionato quattro progetti particolarmente meritevoli, uno per ciascun tema: Flora, Fauna, Montagna e Legno. Il percorso proseguirà con la premiazione e il trasferimento a maggio della mostra al Centro Visite del Parco Dolomiti Friulane di Cimolais. La qualità dei lavori apre anche alla possibilità di realizzare un merchandising ufficiale della Sezione.
Queste esperienze hanno mostrato che il CAI può essere un laboratorio culturale per le nuove generazioni, capace di unire creatività, sostenibilità e identità territoriale.
3.2 Le residenze didattiche al Rifugio Pordenone
Le residenze al Rifugio Pordenone (maggio, settembre e ottobre 2025) hanno rappresentato un modello educativo unico: immersione diretta nel paesaggio alpino, attività escursionistiche guidate da accompagnatori CAI e operatori naturalistico-culturali CAI, lezioni su geologia, biodiversità, etica della montagna, laboratori creativi e progettuali in collaborazione con l’università di Udine e in particolare con il Prof. Stefano Filacorda, collaborazione con il Parco Dolomiti Friulane e con i gestori del rifugio.
Progetto ITIS Kennedy – “In cammino, fra natura e testimonianze”: Tre giorni di attività tra escursionismo, chimica dell’acqua, sostenibilità e visita allo stabilimento Dolomia. Un format che l’istituto intende rendere stabile.
Progetto “Arte e Natura” – Liceo Galvani: Oltre cento studenti coinvolti in un’esperienza di ricerca artistica in ambiente alpino.
Progetti che hanno richiesto un grande impegno organizzativo, spesso sostenuto da un gruppo ristretto di volontari, ma che ha generato un impatto educativo riconosciuto dagli istituti. Queste residenze possono diventare un pilastro della programmazione futura.
4. Cinema, letteratura e divulgazione: il CAI come presidio culturale
La rassegna Sentiero Cinema, la rassegna Un libro in cima e la partecipazione a Pordenonelegge hanno posizionato la Sezione come interlocutore autorevole sui temi della montagna, della sostenibilità e del cambiamento climatico. La qualità degli ospiti, la partecipazione del pubblico e l’accreditamento ASviS hanno mostrato che il CAI può contribuire stabilmente alla programmazione culturale cittadina.
5. Il Main Event: portare la montagna in città
Il weekend dell’11-12 ottobre ha rappresentato il momento di massima visibilità pubblica. Le attività diffuse lungo il Sentiero CAI, lo spettacolo l’Eco delle montagne con Sara Segantin e Lotta e il talk scientifico con Federico Taddia e Serena Giacomin moderati dai giornalisti Luca Calzolari e Roberto Mantovani, hanno coinvolto quasi mille persone, dimostrando che la Sezione è in grado di organizzare eventi complessi e partecipati, con un format che può essere riproposto e ampliato come evento identitario della Sezione.
6. Il documentario “Un Sentiero lungo Cent’anni”: un patrimonio culturale duraturo
Il documentario è nato all’interno della Sezione come progetto culturale condiviso, sviluppato a partire da un’idea maturata nel Gruppo Biblioteca, che ha curato la traccia narrativa iniziale, la ricerca storica e la selezione del materiale iconografico proveniente dagli archivi sezionali.
Il lavoro si è poi ampliato grazie al contributo di numerosi volontari, che hanno partecipato alle riprese, alle interviste, offerto testimonianze, supportato la logistica e collaborato con la produzione professionale.
Questa sinergia tra competenze interne e professionalità esterne ha permesso di realizzare un prodotto culturale di alta qualità, capace di raccontare la storia della Sezione attraverso le voci e i luoghi che ne hanno costruito l’identità.
“A questo punto, lascio volentieri la parola a Maria Orenti, che assieme a Diego Stivella, Fabiana Tomasini e Alberto Verardo, ha seguito da vicino la nascita e la realizzazione del documentario, e che può raccontarci la genesi di questo progetto.”
La genesi del documentario “Un Sentiero lungo Cent’anni”
«Grazie. Raccontare la genesi di questo documentario significa tornare al cuore del Centenario, a quel momento in cui la Sezione ha sentito il bisogno di dare forma visiva e narrativa alla propria storia. Il progetto nasce all’interno del Gruppo Biblioteca, che da anni custodisce la memoria della Sezione attraverso archivi, fotografie, documenti e testimonianze. Quando è iniziata la programmazione del Centenario, ci siamo chiesti quale potesse essere il modo più efficace per condividere questa memoria non solo con i soci, ma con tutta la comunità. L’idea del documentario è nata così: dal desiderio di trasformare un patrimonio di ricordi in un racconto accessibile, emozionante e capace di parlare anche alle nuove generazioni.
Il primo passo è stato costruire una traccia narrativa. Non volevamo un semplice montaggio di immagini, ma un viaggio: un percorso che partisse dalla sede della Sezione e salisse verso le nostre montagne, seguendo idealmente la linea del logo del Centenario. Abbiamo individuato i temi portanti: la nascita della Sezione, i rifugi, i sentieri, le attività alpinistiche ed escursionistiche, il ruolo dei volontari, il rapporto con il territorio e, soprattutto, il dialogo tra generazioni. Da qui è iniziato un lavoro di ricerca negli archivi sezionali, che ci ha permesso di selezionare materiali preziosi, molti dei quali mai mostrati prima.
Il progetto ha preso forma grazie alla collaborazione con la casa di produzione 4Frame e con la regista Nikita Garelli. A loro abbiamo consegnato la traccia narrativa, il materiale iconografico e la nostra visione: raccontare cento anni di storia non come un elenco di fatti, ma come un cammino condiviso. Le riprese hanno coinvolto molti soci e volontari, che hanno offerto testimonianze, ricordi e supporto logistico. È stato un lavoro corale, fatto di disponibilità, passione e anche di un po’ di emozione, perché ognuno ha portato un pezzo della propria esperienza.
Il risultato è un documentario che attraversa i luoghi simbolo della Sezione: Monte Cavallo, Cima Manera, il Cimon dei Furlani, i rifugi Policreti, Piancavallo e Pordenone. Ma soprattutto attraversa le persone: i soci storici, i volontari, i giovani dell’Alpinismo Giovanile, che con la loro presenza hanno ricordato a tutti noi che il Centenario non è solo memoria, ma anche futuro.
Le presentazioni pubbliche hanno confermato la forza di questo progetto. Ad Aviano, a Piancavallo e poi a Pordenone, il pubblico ha risposto con grande partecipazione e con un coinvolgimento che ha superato ogni aspettativa. Molti spettatori hanno riconosciuto nelle immagini luoghi familiari, volti conosciuti, storie che appartengono alla memoria collettiva della nostra comunità. E questo è forse il risultato più importante: essere riusciti a trasformare un secolo di storia in un racconto condiviso, capace di unire generazioni diverse attorno ai valori del Club Alpino Italiano.
Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a questo progetto, e grazie alla Sezione per aver creduto nella forza del racconto e della memoria.»
«Grazie, Maria, per questo contributo prezioso e per aver ricordato il percorso che ha portato alla nascita del documentario e il lavoro che lo ha reso possibile.
Vorrei ora ricordare ancora una volta le presentazioni pubbliche del documentario, che hanno rappresentato momenti di grande partecipazione e di forte riconoscimento da parte del territorio e le prospettive future che questo progetto apre per la nostra Sezione.
Ad Aviano, a Piancavallo, e in particolare il 9 gennaio, a 101 anni dalla costituzione del CAI Pordenone, l’evento conclusivo del Centenario, a Cinemazero, con una sala esaurita oltre ogni previsione, hanno rappresentato momenti percepiti come eventi capaci di unire generazioni diverse attorno ai valori del CAI.
6.3 Prospettive future
Abbiamo curato la candidatura al Trento Film Festival e ad altri festival nazionali. Il documentario potrà inoltre essere utilizzato nelle scuole, nelle rassegne cinematografiche, in eventi culturali del 2026–2027, come strumento di promozione del territorio. È un prodotto culturale destinato a vivere ben oltre il Centenario.
7. Comunicazione e identità visiva: un linguaggio riconoscibile
Il progetto grafico del Centenario ha creato un’immagine coordinata moderna, coerente e riconoscibile. Questa identità potrebbe diventare la base per la comunicazione futura della Sezione, rafforzando la percezione del CAI come realtà culturale contemporanea e radicata nel territorio.
Conclusioni
Il 2025 non è stato solo un anno celebrativo. È stato un laboratorio di futuro, che ha mostrato la capacità del CAI Pordenone di essere promotore culturale, interlocutore istituzionale, punto di riferimento per le scuole, custode del territorio, innovatore nel dialogo tra città e montagna.
Il lavoro svolto — intenso, complesso— ha mirato a porre basi solide per il futuro, fornendo al CAI Pordenone gli strumenti, le relazioni e la credibilità per essere protagonista anche nel percorso verso Pordenone Capitale della Cultura 2027.
Grazia Pizzoli

