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Pordenone
lunedì 12 Ottobre 2026

Traversata sui Monti di Confine

di Giovanni Cantoni

Ho sempre sentito un’attrazione particolare per la catena dei monti di confine, monti che da secoli hanno vissuto vicende belliche intrise di violenza e di umanità, di transumanze, dei passaggi di contrabbandieri per necessità e di bracconieri per bisogno, monti sui quali, dopo un secolo, insistono trincee, postazioni e strutture murarie che, sempre più logorate dal tempo, sembrano ancora raccontare vicende umane passate: ricordi sussurrati, che si amalgamano con le voci del vento che le accarezza e consuma.

Per me, le creste di confine assecondano anche il fascino sottile dell’ignoto, di quello che ci può essere oltre, forse lo stesso fascino che alimenta il bisogno di scoperta, che ci accompagna nel corso della vita, della spinta a cercar di vedere e capire quello che ci può essere al di là di ogni cosa, di ogni credenza imposta, di ogni tipo di informazione che riceviamo. E’ anche per questo, che di recente mi sono incamminato, rigorosamente da solo, lungo un percorso che, iniziando dalla Val Resia (versante sud-est delle Alpi Giulie Italiane), prima le attraversa lungo un itinerario che, al momento, mi sembrava il più remunerativo e compatibile con la durata delle tappe ed il peso dello zaino (necessariamente voluminoso) e poi risale la dorsale carnica, seguendola fino alla sua conclusione in alta Val Pusteria; in seguito l’itinerario prosegue e si snoda sui Monti di Casies, quelli della Valle Aurina e poi di Fundres, fino a concludersi al Brennero. Questo itinerario non presenta difficoltà alpinistiche, pochi i passaggi attrezzati, richiede tempo a disposizione, gambe allenate e, soprattutto amore, per apprezzare maggiormente i luoghi solitari, dove il silenzio si mescola alle voci che il vento fa emergere da rocce, da fronde e da prati e balze costellati di fiori di ogni specie, che si avvicendano col cambiare dell’altitudine e si differenziano a seconda della tipologia delle rocce sulle quali hanno scelto di nascere. I calcari delle Giulie, che predominano anche in gran parte delle Carniche lasciano più ad ovest il posto a gneiss, scisti e micascisti: i colori dei monti cambiano e con essi anche le ombre ed i tramonti ed ognuno di essi esprime sensazioni diverse. Su buona parte del percorso si incontrano rifugi e bivacchi, utili per il pernottamento, in altri tratti è indispensabile disporre di tenda e relativo equipaggiamento.

Compatibilmente con le condizioni meteo, mi sento di suggerire di utilizzare il più possibile la tenda, perché concede massima libertà; è appagante lasciare alla sensibilità del momento la scelta del luogo dove passare la notte, quello che ci ispira, che può essere un angolo segreto oppure un’aperta dorsale: è comunque in grado di farci sentire in simbiosi con la montagna, perché il posto di bivacco ottimale dipende in gran parte da come lo si percepisce nell’istante che lo si sceglie; in tal modo, osservare nel completo silenzio il tramonto del sole mentre le nubi sottostanti si infiammano, per lasciar poi il posto alla magia delle ombre notturne ed alzarsi prima dell’aurora per vederlo rinascere, può risultare a volte ancor più appagante dell’intero percorso giornaliero. Un altro atteggiamento che ritengo importante (naturalmente con condizioni atmosferiche favorevoli), consiste nel non prefiggersi una meta ben precisa, ma lasciare la scelta al momento, avanzando a mente libera e lasciandola arbitra di governare il passo: in questo modo è più facile cogliere i personali messaggi che ci possono donare una pianticella di semprevivo impreziosita dalla rugiada, un semplice ruscello con le sue mille voci, la forma strana di una roccia che rimanda la memoria ad eventi passati, mura diroccate che ancor sembrano raccontare vicende antiche, un tronco abbattuto e consunto dal tempo, ma non ancora del tutto annullato, che continua ad elargire vita a larve di coleotteri e a bianche colonie di camedrio. In questo modo e considerando le tante ore di luce durante l’estate (perché è questo il periodo più adatto, assieme alla prima metà dell’autunno), quando a sera ci si ferma e si guarda indietro, stupisce l’incredibile distanza coperta quel giorno ed il punto di partenza, quando è visibile, si perde lontano, quasi avvolto dalle prime brume serali. E poi, se è sereno, sulle creste le notti non sono mai buie del tutto, anche se non c’è la luna; il cielo non è mai fermo e le stelle camminando lente sembrano accompagnare il nostro percorso. In caso di segnali di maltempo, ovviamente è importante non proseguire su terreni esposti a possibili fulmini (principalmente creste e dorsali) e prevedere di scendere in zone più sicure o tanto meglio, se possibile, riparare entro strutture sicure (bivacchi, rifugi, malghe).

In caso di nebbie, purtroppo a volte frequenti in estate, specialmente nella prima metà del percorso, occorre fare molta attenzione nei tratti in cui la segnaletica o la traccia sono poco evidenti (nella descrizione di dettaglio dell’itinerario ho evidenziato i tratti più critici sotto questo profilo). Va previsto l’approvvigionamento del cibo necessario ( in parte prima della partenza, poi presso rifugi o malghe che si incontrano nel percorso, in cui è comunque utile fermarsi a pranzare, o nei pochi valichi stradali di confine che si devono attraversare). Per quanto riguarda l’approvvigionamento d’acqua, si trovano zone dove questa abbonda ed altre in cui essa è povera od assente (vedi specificazioni nella descrizione dell’itinerario). Tranne un tratto (Cresta della Pitturina), comunque by-passabile con altro tratto parallelo (vedi descrizione), l’intero itinerario non richiede l’uso d’ imbragatura da ferrata. Importante, invece, un buon paio di pedule, già collaudate, considerando la lunghezza dell’intero percorso. La maggior parte dell’itinerario si snoda ad altitudini fra 1500 e 2500 metri e la quota massima che si raggiunge è 2750 metri. Nel mio caso, la durata complessiva dell’itinerario è stata di 21 giorni, vanno comunque previsti eventuali giorni supplementari per le soste in caso di tempo avverso. Sono molte le valli laterali che lentamente scorrono sul lato sinistro di marcia, per cui, naturalmente, è possibile interrompere il percorso in caso di necessità o comunque per propria scelta e riguadagnare, utilizzando i mezzi pubblici (in modo più o meno efficiente, a seconda delle zone), il luogo di partenza. Per lo stesso motivo, l’intero itinerario può essere completato a pezzi, in conformità alle personali disponibilità di tempo. I tempi di percorrenza riportati si riferiscono a un passo medio e non considerano eventuali soste. Le carte topografiche utilizzate ed alle quali faccio riferimento sono quelle 1:25000 della Tabacco, di cui è indispensabile dotarsi e precisamente in sequenza i seguenti numeri: 27-19-18-9-1-17-10-32-35-36-37.

A chi sceglie di effettuare l’intero itinerario o solo parte di esso, un augurio di sereno e proficuo percorso.

 

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