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lunedì 12 Ottobre 2026

Alta Via “dei Rondoi”

Nel 1969 la sottosezione di Aviano ha voluto dotare le sue montagne di un percorso che, seguendo il filo di cresta, collega tutte le cinque cime principali del gruppo del Cavallo. Si tratta di un percorso altamente panoramico, molto interessante per la fioritura, abbastanza lungo (eventualmente può essere percorso in due giorni).
Nel 2016 le difficoltà limitate (1° gr.) sono state risolte con una serie di tratti attrezzati dalle Guide Alpine del Friuli sempre in collaborazione con il CAI di Aviano.
Attenzione comunque per i numerosi tratti esposti, specialmente sui verdi molto ripidi. Quindi esperienza e kit da ferrata sono indispensabili per percorrere l’itinerario con la dovuta sicurezza.
Sempre nel 2016 tutta la via è stata opportunamente segnata con i soliti segni bianco-rossi e nominata come sentiero 918.
Qui di seguito viene descritto il percorso in senso antiorario, preferibile in quanto in tal modo si percorrono i tratti più insidiosi in salita. L’alta via è stata chiamata “Alta via dei Ròndoi” (rondoni), uccelli particolarmente numerosi lungo queste creste. Si consiglia di percorrere l’itinerario da giugno alle nevicati autunnali, evitando le giornate più calde e tenendo presente che sull’intero percorso (7-9 ore) è assolutamente impensabile trovare acqua.
Sulle cinque vette è sistemato un apposito timbro e libro di vetta.
A coloro i quali porteranno i cinque timbri sarà consegnata una medaglietta ricordo da parte dell’Ufficio I.A.T. di Piancavallo.

Descrizione del percorso

Dal Palazzo del Ghiaccio di Piancavallo si raggiunge la piccola cava alle spalle di Casera Capovilla (1.300 m.); qui ha inizio il sentiero 924 che, risalendo un bosco di faggi e quindi dei dossi privi di vegetazione arborea, raggiunge la soglia della val Sughet, ampio vallone che raggiunge la forcella Palantina o del Cavallo con ad E il Cimon dei Furlani e la cima Manera ed ad O il Monte Tremol, il Monte Colombera ed il Cimone di Palantina; fin qui 1 ora.
Prima di entrare nella Val Sughet, si lascia il sentiero 924 e si sale a destra sul sentiero 918.
Velocemente ci si porta sulla cresta S del Cimon dei Furlani che si cavalca per un breve tratto fino a pervenire ad una forcelletta.
Ora la cresta si restringe e sale ripidamente; per erti verdi si supera questo tratto che richiede attenzione specie se percorso in discesa e quindi per terreno meno ripido si raggiunge l’anticima.
Oltrepassata una poco pronunciata selletta, in breve si guadagna la vetta del Cimon dei Furlani 2.183 m (2h45′). Il panorama è vastissimo; solo a N è limitato dalla Cima Manera. Si scende ora per la cresta NO in direzione della Forcella dei Furlani 2110 m; il percorso nella parte più
esposta è stato attrezzato con corda fissa. A destra la parete N del Cimon dei Furlani precipita verticalmente nella sottostante Val Piccola.
In breve si raggiunge l’ampia forcella dei Furlani che si percorre portandosi alla base dello spigolo SE della Cima Manera.
Da qui è possibile scendere sul sottostante sentiero 924 con la possibilità di un veloce ritorno a valle.
L’alta via prosegue per una bella cengia esposta, ma attrezzata che porta alla base di un canalone; si risale facilitati da un lungo cavo fisso che accompagna fino alla calotta finale a pochi passi dalla vetta a 2.251 m (3h35’/4h).
Dalla vetta di Cima Manera (o Cimon del Cavallo) il giro d’orizzonte e completo: a sinistra della pianura, in fondo alla quale è facile poter distinguere l’Adriatico, si vedono i rilievi dell’Istria, il Carso, la Selva di Tarnova, le Alpi Giulie, le Carniche e gran parte delle Dolomiti Orientali dietro le quali biancheggiano i ghiacciai dei Tauri. A sinistra della Schiara si vedono quindi i Monti del Sole, la Val del Piave, Belluno e le sue Prealpi Venete.
Dalla Cima Manera in circa 40 minuti si può scendere a NO in Forcella Lasté ed al vicino Rifugio Semenza (2.020 m gestito d’estate, locale invernale sempre aperto a N della forcella), importante punto di ricovero o di riposo per spezzare in due la traversata.
L’alta via prosegue lungo la cresta SO dapprima facile e poi ripida e rocciosa, ma opportunamente attrezzata. Un breve tratto richiede una facile ma esposta arrampicata; poi, oltrepassate due sellette, si scende in breve a raggiungere la Forcella del Cavallo, 2.062 m.

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