Home Editoria La conca di Claut un territorio da riscoprire

La conca di Claut un territorio da riscoprire

Se osservate una cartina geologica rimarrete colpiti dalla fantasia di colori con cui viene realizzata. Sono colori convenzionali che i geologi, negli appositi convegni ufficiali, hanno assegnato ai vari litotipi di rocce. Osservando la parte occidentale della Carta Geologica del Friuli Venezia Giulia, fui colpito dalla simmetria dei colori che caratterizza la conca di Claut: sembra quasi un cucchiaio, che i geologi chiamano “sinclinale”.Questa morfologia è caratterizzata dal fatto che le rocce di più recente formazione si trovano al centro.
Quando dovetti scegliere l’area per la tesi di rilevamento per laurearmi in geologia, non ebbi alcun dubbio nell’indirizzarmi in questa zona, perché la sentivo legata a me per tanti motivi. Quando la proposi al Professore dell’Università di Padova, questi si stupì moltissimo, perché era una fascia in cui nessuno voleva andare, in quanto considerata fuori dal mondo.
Questo valeva per l’Ateneo di Padova, non per quello di Trieste. Individuata l’area, cominciai a lavorare in campo. L’esperienza di rilevamento nella conca di Claut si rilevò motivo di approfondire la conoscenza dell’ambiente ma anche metodo di lavoro sul terreno, che poi mi ha condizionato nel mio andare in montagna facendo mio il moto: “Osserva ogni cosa mentre cammini”. Lo studio che ne conseguì fu gratificante e ben considerato alla fine della discussione per la laurea.
Dopo quasi quarant’anni ho voluto riprendere alcuni spunti di quel lavoro, e riportarli in parte in questa pubblicazione mirata. Un’area cara alla Sezione CAI di Pordenone, dove il Maestro Franco Jereb era un attento frequentatore e appassionato di natura e ambiente.
A un anno dalla sua scomparsa voglio ora dedicargli questo mio lavoro.

L’autore Ugo Scortegagna